Un uomo di 40 anni, aveva accusato un infarto e per questo si era rivolto al centro cardiologico all’ospedale privato “Aurelia Hospital” dove gli sono stati impiantati degli stent coronarici. Dopo qualche giorno, a seguito di un aggravamento delle sue condizioni di salute, l’uomo è stato trasferito nel reparto di rianimazione dove è deceduto pochi giorni dopo causa di una infezione dovuta a tre batteri micidiali.

Il processo è stato molto complesso ma, alla fine, il Tribunale di Roma (13esima sezione civile), con il Giudice Dott.ssa Paola Larosa, ha riconosciuto un risarcimento danni di un milione di euro accertando “la presenza di una infezione nosocomiale contratta a seguito del ricovero e della degenza dapprima nel reparto di emodinamica e poi in quello di rianimazione”. E tale infezione, ha aggiunto il Giudice, è “stata determinata da una non corretta asepsi dell’ambiente ospedaliero, ovvero debba collegarsi a una inadeguata preparazione del paziente o dell’équipe sanitaria tale da ridurre al minimo la possibilità di infezione”.

Spettava infatti  all’ospedale dimostrare di aver adottato tutte le misure idonee al fine di evitare il contagio, ma nessuna prova è stata al riguardo fornita.

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